25 aprile 1892: nasce a Montella, educato in famiglia, compie gli studi ginnasiali nel locale Convento dei Frati Minori Conventuali, la presenza francescana in loco si data al 1222;
anno 1908: è a Ravello per il noviziato e qui emette i suoi primi voti;
1909-1915: è a Roma per completare gli studi ai quali si applica con vera passione e poliedricità di interessi:
- alla Gregoriana segue i corsi di filosofia;
- all'Apollinare segue i corsi di lettere e di studi danteschi;
- al Collegio Internazionale segue i corsi di Teologia;
- all'Accademia Liturgica affina le sue conoscenze.
09 maggio 1915: è ordinato sacerdote;
01 giugno 1915: è chiamato alle armi - dal 24 maggio precedente l'Italia è in guerra a fianco della triplice alleanza contro gli imperi centrali:
- dapprima sottufficiale di sanità del treno attrezzato n. 33;
- poi cappellano militare;
- è di questo periodo un suo componimento poetico intitolato "Avanti! Avanti!" e datato 02 novembre 1918.
1920: completa gli studi a Roma e consegue la laurea in Teologia; è destinato all'insegnamento presso il Collegio Internazionale dello Ordine ove tiene i corsi di filosofia-
1922-37: rientra a Ravello ed è:
Direttore del riaperto Collegio francescano,
fonda il mensile "Luce Serafica",
si occupa delle edizioni del "Serafico Sentiero",
svolge una intensa attività di predicazione e di direzione spirituale,
si impone all'attenzione di tutti per il suo carattere "generoso ed affabile, preciso e gentile, scrupoloso nell'adempimento dei suoi doveri religiosi e nei suoi impegni di apostolato, sereno e faceto, aperto e leale" (cfr. n. 7 di mercoledì 12 aprile 1961 del periodico religioso-sociale "Presenza" di Salerno).
Anno 1936: accoglie il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, nel Convento di San Francesco a Folloni in Montella, in occasione delle manovre militari che si svolgono sul territorio dei Monti Picentini; si stabilisce una stretta amicizia che sarà molto utile nel corso della guerra per fornire aiuto agli internati di Campagna.
20 settembre 1937: è eletto Vescovo di Campagna mentre è in Calabria per una serie di conferenze e di predicazioni.
28 novembre 1937: è consacrato Vescovo in San Lorenzo Maggiore in Napoli - da poco restituita ai frati - dall'Arcivescovo di Napoli Cardinale Ascalesi ed alla presenza del Ministro Generale dello Ordine P. Beda Hess.
Gennaio 1938: inizia il suo mandato pastorale nella Diocesi di Campagna.
1940-1943: assiste con amore paterno gli internati ebrei del Campo di Campagna - caserme S. Bartolomeo e Concezione - riuscendo ad ottenere per loro attenzione dalle autorità civili e da quelle ecclesiastiche. Molti degli internati, in virtù dei suoi buoni uffici, sono avvicinati ai luoghi di origine, o passano in regime di internati liberi (una sorta di confino) oppure ottengono il ricongiungimento familiare. Nutrito è l'epistolario con la Segreteria di Stato di Sua Santità Pio XII, specie col Cardinale Angelo Maglione, con le ambasciate, i consolati e le legazioni straniere in Italia per perorare la causa dei suoi protetti. Riceve a più riprese denaro dal Vaticano - tramite il Sostituto alla Segretaria di Stato Mons. Giovanni Battista Montini - per sopperire ai loro bisogni.
1942: la sua Lettera Pastorale sulla pace ottiene un plauso generale ed incondizionato: il suo archivio si arricchì di numerosissime note di apprezzamento da parte di confratelli Vescovi, sacerdoti di altre diocesi, laici e perfino dagli ambienti militari e da esponenti della Casa regnante.
1943-1945: utilizzando al contrario i canali di cui si è servito per soccorrere gli internati, spende la propria opera per evitare gli eccessi del processo di epurazione a seguito della caduta del regime e bandire ogni tipo di vendetta.
1945-1948: intrattiene rapporti epistolari continui con quanti ritiene gli possano fornire notizie del nipote Giovanni Palatucci, Questore reggente di Fiume, deportato a Dachau - Germania - nell'ottobre del 1944 e del quale non si hanno più notizie.
1948: la Croce Rossa comunica la certezza del decesso di Giovanni Palatucci, avvenuto il 10 febbraio 1945 nel Campo di sterminio di Dachau.
Aprile 1953: è in Israele, con lui il fratello P. Alfonso Palatucci, per le celebrazioni commemorative del nipote Giovanni Palatucci a Ramat Gan, alle porte di Tel Aviv.
31 marzo 1961 - venerdì santo: si spegne in episcopio dopo aver partecipato in cattedrale alla liturgia in Passione et Morte Domini. La sua salma verrà tumulata nella chiesa conventuale di San Francesco a Folloni in Montella. Lì troveranno posto anche i resti dei fratelli Antonio, già deceduto il 24 maggio del 1941, e di Alfonso, ai due lati della cappella dell'Assunzione, nel transetto, a destra dell'altare maggiore.
Dall'esame della sua corrispondenza emerge la grande attenzione che prestò a tutti coloro che a lui si rivolgevano per trovare sollievo nel bisogno o per essere indirizzati nella risoluzione di affari e problemi di natura la più varia.
Cooperò costantemente con i due fratelli, Antonio ed Alfonso, durante il loro Provincialato (Antonio: 1922-1934; Alfonso: 1934-1949) per la rinascita e l'irrobustimento della fraternità della provincia campano-lucana, non trascurando di occuparsi delle ambasce che gli venivano comunicate dalle monache di clausura per i loro difficili rapporti con le autorità locali.
Non disdegnò di prestare soccorso al Sacerdote don Dolindo Ruotolo, a torto perseguitato dal Sant'Uffizio a causa di alcune sue opere teologiche invise alla nomenclatura della Compagnia di Gesù, che faceva quadrato attorno a P. Vaccari, pur cosciente di alienarsi simpatie ed appoggi importanti, convinto che la Verità non si può adulterare per far piacere ai potenti, siano essi laici, siano essi ecclesiastici.
Mostrò, così, di essere fedele fino in fondo al motto episcopale che aveva adottato:
In Fide et Chatitate Fortitudo Mea = la mia forza è nella fede e nella carità.
In sua memoria, chi lo aveva conosciuto ed apprezzato scrisse: Non temè violenze o prepotenze e difese gli umili e i perseguitati con animo impavido.
Le centinaia di "inquilini non volontari" di San Bartolomeo e della Concezione lo avevano ampiamente sperimentato.
Le decine di lettere che ricevette dai militari italiani ristretti nei campi di prigionia del Sud Africa, dell'India, dell'Australia e della Tanzania testimoniano del cuore paterno con cui aveva sempre saputo colloquiare con tutti.