Il nervoso saliscendi dell'Irpinia conosce una netta cesura nell'Alta Valle del Calore; vi è qui - di fatto - un reciso contrasto col resto della provincia irpina: una vasta e fertile piana, intensamente coltivata, la corona di cime che la determina ne fanno una piccola enclave; piccola ed amabile, a giudicare dalla nutrita frequentazione turistica che la anima.

Tra i tanti centri abitati che la contornano - perché non va dimenticato che la saggezza dei padri li ha portati ad edificare le proprie abitazioni in località collinari ed a sfruttare ogni palmo di terreno pianeggiante - fa bella mostra di sé
Montella.
Lì, ai piedi del
Monte Sassetano, una propaggine del massiccio del
Terminio, si snoda una lunga teoria di abitazioni che da un lato si spingono su per le colline di
Sorbo, della
Cisterna e della
Serra e dall'altro si allungano come braccia tese a possedere in un amoroso amplesso l'intera valle; un abbraccio che è scambio vitale tra quanti, da secoli, l'hanno domata e resa abitabile e la sua feracità sempre pronta a rispondere all'invito del lavoro intelligente.
Eccola qui,
Montella, raccolta attorno al suo centro vitale:
Piazza Bartoli. Qui vi è quella fontana che sta a rappresentare la natura domata dal lavoro dell'uomo e che fu inaugurata all'indomani della costruzione dell'acquedotto
"Alto Calore", negli anni trenta del ventesimo secolo.
Qui vi è la cinquecentesca
Collegiata, voluta dal popolo e dal clero per sottolineare e cementare l'unità inscindibile

che legava, già allora, i montellesi dei tanti casali. La Collegiata, edificio solido e compatto, che per secoli ha fatto da collante all'intera comunità cittadina. Sì, perché essa racconta già con la sua sola esistenza la storia faticosa dell'affermarsi dell'unità culturale delle piccole comunità che costellano il territorio montellese. Simbolo di unità dunque, ma non solo, bensì centro propulsore di vita religiosa, alimentata da una direzione unica ed unitaria. Infatti, per secoli, le diverse parrocchie del territorio montellese - ben otto:
San Silvestro, Santa Lucia, San Benedetto, San Giovanni Battista, San Nicola, San Pietro, San Michele Arcangelo, Santa Maria del Piano - hanno funzionato più da succursali della
Collegiata che da entità separate: saggezza degli antichi che, accusati tante volte di essere dediti al particolare, dimostrano con gli esempi di vita e con l'attività, e non con le belle e futili parole, che il concetto ed il senso dell'unità nella diversità lo hanno avuto ben chiaro!
L'ingresso alla
Collegiata di Santa Maria del Piano, per i montellesi semplicemente la chiesa madre, è l'inizio di una piccola, ma interessante esplorazione.

Iniziamo dal portone d'ingresso, un bellissimo esempio del livello che aveva raggiunto l'artistica lavorazione del legno in queste contrade nel XVI secolo. L'opera dell'intagliatore fornisce un esempio di come la circolazione delle idee e delle mode fosse una realtà per i nostri padri. Si nota già, infatti, un certo indulgere al manierismo ed al ricorrere frequentemente a motivi vegetali ed animali che finiscono per fare da cornice alle quattro figure principali: i due apostoli Pietro e Paolo nelle ante più piccole ed il Cristo che risorge vittorioso e la Vergine Maria nelle ante più grandi.
Entriamo decisamente nella grande navata, volgiamo lo sguardo in giro per avere una visione d'insieme e fissiamolo sul soffitto: una ragnatela di cassettoni lignei ottagonali lo impreziosiscono e ci ricordano che qui, nella Valle, l'arte del legno era ed è presente.
Una porta a vetri chiude l'accesso all'
Oratorio dell'
Arciconfraternita di San Bernardino da Siena, la più antica delle dodici Confraternite di Montella. Il sodalizio nasce nel
Convento di San Francesco a Folloni nel corso del secolo XV e lì erige un proprio altare, affidandosi alla direzione spirituale dei buoni padri conventuali. Nel secolo XVI l'
Università di Montella costruisce la
Collegiata al centro dell'abitato ed i confrati decidono di costruire un
Oratorio annesso alla chiesa, così da avere maggiore comodità per la loro vita spirituale. Esso è, infatti, il luogo in cui i congregati si riuniscono per ogni qualsivoglia motivo, ma in particolare per pregare e per compiere le pratiche di devozione che scandivano la vita religiosa del tempo.
Proviamo ad entrare in questo gioiellino, possiamo scegliere di farlo dalla porta a vetri o dalla porticina che si apre nella vecchia piazzetta del mercato. Eccoci, comunque, sull'uscio dell'
Oratorio, dinanzi a noi si estende un pavimento di ceramica policroma che ripete quello settecentesco della
Chiesa di San Francesco a Folloni. È stato collocato qui dopo i lavori di riattazione a seguito degli eventi sismici: non vuole essere un falso, bensì la sottolineatura di un legame inscindibile che unisce i confrati ai padri francescani.
Sui due lati, a destra ed a sinistra, gli stalli del coro in cui trovano posto i trenta confrati. Perché trenta? Non per egoismo, come con superficialità si è più volte affermato, bensì perché il numero massimo fu imposto dai sovrani borbonici di Napoli nel corso del XVIII secolo in pieno giurisdizionalismo, quando ogni cosa veniva escogitata dalla classe dirigente filo massonica per umiliare ed offendere la Chiesa Cattolica.
Sulla sinistra di chi guarda vi sono i posti che occupano
il Priore, democraticamente eletto ogni anno, ed i suoi assistenti. Alle loro spalle campeggiano alcune iscrizioni significative, tra cui una bolla pontificia, mostrata con giusto orgoglio.

Sulla parete di fondo, l'altare per le celebrazioni eucaristiche. Per quattro secoli su quei marmi i frati francescani di
Folloni hanno consacrato le sacre specie e da quell'altare hanno guidato la crescita spirituale dei confrati. E che lo abbiano saputo fare molto bene lo dimostra la documentazione cartacea del secoli scorsi da cui si evince lo spirito di carità e di solidarietà che ha sempre animato i confrati.
In alto
la grande tela che raffigura la Vergine Maria affiancata da due figure di Santi: un Vescovo, ed è chiaramente
Sant'Agostino di Ippona, sua madre,
Santa Monica. Sì, perché
l'Arciconfraternita di San Bernardino da Siena si associò
all'Arciconfraternita dei Cinturati che esiste in
Bologna; non a caso solennizza le festività di
S.Agostino e di S. Monica, alla quale eresse un altare nella
Collegiata. L'altare è sovrastato da tre statue a mezzo busto di
tre Santi francescani: San Bernardino da Siena, ovviamente, San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio di Padova.
Dall'altare proviamo a girare lo sguardo tutt'intorno ed eccoci subito attratti dai
due angeli di legno a grandezza naturale collocati su due mensole appositamente costruite, fanno bella mostra di sé in questo luogo da pochi anni e sono corona alla
grande tela che raffigura San Bernardino da Siena. In origine erano collocati ad ornamento dell'
altare di Santa Monica nella Collegiata. Restituiamo il luogo al silenzio reverenziale e raccolto che gli compete e ritorniamo in chiesa. Incontriamo subito la cappella di Santa Monica cui abbiamo fatto riferimento.
Ed ecco l'abside con l'altare maggiore, al centro il tabernacolo con la riserva eucaristica; in alto
la statua della Vergine Maria, siamo infatti a casa sua, ed ai lati della grande teca di vetro che la custodisce giganteggiano
le statue dei due Apostoli Pietro e Paolo, guide e custodi alla fede del popolo montellese.
Il coro ligneo, di fattura ottocentesca, ai lati dell'abside le due settecentesche statue d'argento di Gesù Salvatore e di San Rocco, protettore e patrono di Montella.

Ritorniamo sulla piazza, troviamo ancora una statua di
Gesù Salvatore, in pietra questa volta ed il tozzo, ma non sgraziato, campanile che ospita la più grande campana d'Irpinia, scampata alle razzie delle fameliche truppe napoleoniche.
Da qui si diparte la rete di vie che percorrono l'abitato e me segnano l'esistenza. Giù, lungo il corso a rasentare la chiesa di
San Benedetto e la limitrofa
Villa De Marco; uno sguardo al piccolo casale di
Piazzavano e giù verso
San Mauro, fino allo slargo
Avanti Corte.
Qui sorgeva il palazzo comitale dei
Cavaniglia, la cui storia di intreccia con quella di
Montella in un mutuo scambio di generosi doni: la magnanimità e la lungimiranza degli uni e l'appassionata fedeltà degli altri. Ora vi sorge il
monumento ai Caduti e, poco oltre,
Dietro Corte, incute rispetto il busto di un altro illustrissimo "caduto":
Giovanni Palatucci, il Questore di Fiume annientato a
Dachau. È lì per ricordare a tutti che la libertà va conquistata e difesa giorno dopo giorno,

non va mai data per scontata; ma anche per dire agli illusi ed ai disillusi che la fede è sempre compatibile con i tempi ed i luoghi, perché laddove vi è l'uomo vi è anche Dio e dove è Dio l'uomo ha la forza di donare la sua testimonianza.
Più giù, l'insieme delle case rappresenta il crescere continuo dell'abitato., sino all'
Ospizio..., sino alla
stazione ferroviaria., sin quasi al
duecentesco Convento francescano, testimonianza viva dell'amore dell'umile
Francesco per i suoi simili ed, in essi, per il
Creatore. Otto secoli di presenza, di preghiera, di carità, ma anche otto secoli di cultura e di indefesso lavoro tra il buon popolo di Dio.
Il Convento di
San Francesco a Folloni affonda le sue radici nella leggenda del passaggio del Santo in queste regioni, quando si recò nelle
Puglie attraverso la cosiddetta
Valle Beneventana, ossia la lunga
Valle del Calore.

Lì, nel bosco, sotto l'elce riposò, riparato dalla mano provvidente del
Suo Signore e lì i suoi figli spirituali vollero erigere un luogo in cui continuare la sua opera.
Il
primo Convento con annessa chiesa sorse proprio
sulle rive del Calore e fu tanto l'interesse della popolazione della valle che la fraternità si trovò ad essere depositaria di molti beni, così che a volte il mal della pietra potè trovare il suo sacrosanto spazio. La chiesa conventuale che ammiriamo oggi è del
1700; il sisma del
23 novembre 1980 l'ha gravemente danneggiata, ma la solerzia di due benemeriti figli di
San Francesco - P. Silvio e P. Paolo - hanno fatto sì che tante porte si aprissero e tanti collaboratori sorgessero. Oggi la chiesa è interamente restaurata e restituita al culto, scrigno prezioso di tanti beni che i secoli hanno raccolto e che si raccontano a chi vuole prestare ascolto e non essere frettoloso scrutatore del nulla.
Alle spalle della
Collegiata, su in alto, nettamente visibile tra i boschi di castagno, si staglia il
Convento dei Riformati,

annesso alla antica chiesa di
Santa Maria della Neve. Ambedue sovrastati dai ruderi del castello, prima romano, poi longobardo rivisitato ancora più tardi, come mostra il
donjon, il mastio, da tutti qui chiamato torrione.
L'ampia corona dei monti, anche questi conosciuti palmo a palmo dal paziente lavoro dei montellesi, si interrompe ed arretra, devia e gira intorno al massiccio da cui svetta l'altura a cono sovrastata dal
Santuario del SS. Salvatore. Dai quattro punti cardinali quella chiesetta è visibile; in tutta la valle si ode il suono armonioso della campana che generazioni e generazioni di giovani hanno fatto vigorosamente scampanare ad ogni ora del giorno e della notte. Eccolo lì il grande segreto dei montellesi: il Salvatore!

Un segreto che è sotto gli occhi di tutti, così da poterlo meglio custodire perché non può essere di qualcuno, ma è di tutti.
Tutti lo custodiscono, tutti lo portano nel cuore, tutti lo vivono e lo condividono e se lo consegnano l'un l'altro:
il Salvatore.
Da quassù è troppo bella la valle, è troppo "intrigante" stare ad osservarla, a scrutarla, ad indagarla o, semplicemente, ad ammirarla e riempirsene come se si fosse in un piccolo paradiso.
L'azzurro del cielo ed il verde dei monti, il cielo e la terra, il presente ed il futuro vissuti in un ambiente consegnato dal passato in tutta la sua bellezza: Montella, un paese da visitare, una comunità da conoscere, una valle da godere.
Scheda identificativa
altezza sul livello del mare: dai m. 520 della stazione ferroviaria ai m. 700 del rione Sorbo;
Abitanti: 7.892 (settemilaottocento novantadue);
Servizi: a. distretto sanitario, b. comando Compagnia carabinieri, c. Scuole dell'obbligo, Scuole Superiori: Liceo Scientifico "Rinaldo d'Aquino", I.P.S.I.A. "Sebastiano Bartoli", d. sede Comunità Montana "Terminio-Cervialto", e. Giudice Conciliatore, f. Confraternita di Misericordia - servizio 118, g. Stazione VV. FF., h. tre asili infantili parificati;
Collegamenti: a. F.S. Avellino-Rocchetta S. Antonio, b. autobus di linea per il capoluogo di Provincia ed hinterland;
Realtà ecclesiale: due plessi parrocchiali: a. S. Maria del Piano (che ha inglobato le ex parrocchie di S. Silvestro, S. Lucia, S. Benedetto, S. Giovanni B.), b. S. Michele Arc. (che ha inglobato le ex parrocchie di San Nicola e di Ss. Pietro e Paolo), c. Complesso di S. Francesco a Folloni dell'O.F.M.Conv., d. Santuario diocesano del SS. Salvatore, e. Complesso monumentale di S. Maria del Monte o della Neve, f. dodici Confraternite laicali con rispettivo Oratorio.